Le tradizioni: La festa del Convito in onore di S.Nicola di Bari

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festa patronaleII principale appunta-mento con la tradizione è certamente la festa patronale di San Nicola, il sei dicembre. Per i Roccesi infatti, le celebrazioni in onore del Protettore rappresen-tano il momento più importante dell'anno, dalla valenza non solo religiosa , ma anche sociale. Il simulacro con il Santo viene condotto in solenne processione da uno stuolo di robusti portatori per le vie del paese tra ali di folla festanti, seguito da una schiera ondeggiante di fedeli, molti dei quali a piedi scalzi, in segno di devozione.
Il caratteristico corteo, con San Nicola
in testa prende avvio dalla Chiesa Madre e, secondo un rituale che si ripete ormai ogni anno da molti secoli, si snoda lungo un percorso ben preciso, una sorta di circuito che un tempo consentiva alle diverse componenti sociali della popolazione di rendere omaggio al Santo, ma anche di autorappresentarsi sulla scena cittadina. Già alcuni giorni prima della festa, la statua del Santo viene trasferita dalla Sacrestia, dove sosta per tutto l'anno, in Chiesa. Qui resterà esposta al culto dei fedeli per la tradizionale novena. Soltanto dopo la processione il simulacro, procedendo curiosamente a marcia in dietro per non voltare le spalle ai devoti, sarà riportato nuovamente in Sacrestia. Il culto per San Nicola affonda le sue radici in epoca medievale ed è legato ad un prezioso quadro raffigurante il Santo, attualmente esposto sull'altare maggiore della chiesa Madre di Roccavaldina, un tempo utilizzato per la solenne processione del sei dicembre.

processione

Misteriosa la provenienza dell'icona. Secondo una consolidata tradizione, il quadro sarebbe arrivato a Roccavaldina dalla città di Palermo, dopo essere stato recuperato miracolosamente tra i resti della Casa Professa, dov'era custodito, andata distrutta per un terribile incendio. Negli anni, il culto si radicò sempre più nel territorio roccesse e nei paesi vicini grazie anche ai numerosi miracoli operati dal Santo. Le cronache del tempo, in particolare, raccontano di una terribile carestia causata da; una prolungata siccità che non risparmiò nessuno. In quella difficile situazione i Roccesi si votarono al Santo perché ponesse fine al flagello: il quadro con l'immagine miracolosa fu portato in processione e il Santo ripetutamente invocato. E l'invocazione dei Roccesi, secondo la tradizione, non rimase inascoltata. Nelle antistanti acque del Tirreno infatti, proprio durante la processione, comparve un misterioso veliero carico di riso, inviato da uno sconosciuto signore d'Oriente. Un carico talmente abbondante da riuscire a sfamare tutta la popolazione. L'evento fu interpretato come la risposta miracolosa di San Nicola alle invocazioni dei Roccesi.
Quello straordinario prodigio da allora viene ricordato con solenni festeggiamenti in onore del Santo eletto a protettore della comunità roccese.

chiesa addobbataMa come accadeva spesso, al sacro finì con l'intrecciarsi il profano. La popolazione infatti, in segno di ringraziamento, secondo un rituale tipicamente pagano, sacrificò un grosso vitello , non prima però di averlo trascinato in giro per il paese. Il vitello voleva simboleggiare le forze del male e la sua uccisione la vittoria del bene. Con la carne di vitello e il riso fu anche allestito un gigantesco banchetto al quale si accostarono 3 ricchi e poveri, nobili e servi, Roccesi e i forestieri dando inizio così ad un curioso rituale denominato "Convito". E ancora oggi, periodicamente, come vuole la tradizione, quella cerimonia si ripete con lo stesso entusiasmo e devozione di allora. Il rito è caratterizzato da due sfilate processionali. La prima parte dalla chiesa Madre con il fercolo di San Nicola seguito dai fedeli.
L'altra dal luogo del sacrificio per convergere entrambe in un i unico corteo fino alla piazza principale del paese dove si consumerà il Convito. Tracce di un rito analogo si trovano i anche in un isola della Grecia.

 

 

 

 
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