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Questi, dopo alterne vicende si insediarono
in tutta l'isola. RachaI Elmerum toccò a Guglielmo il Buono
che a sua volta ne fece dono al monastero di Santa Maria della
Scala noto ai tempi per il culto di una sacra immagine della Madonna.
La devozione era talmente radicata che RachaI finì con
l'assumere il nome del cenobio diventando feudo di Scala. Nei
secoli successivi, il territorio demaniale di Rameth, l'odierna
Rometta, sotto la cui giurisdizione era finito il feudo di Scala,
fu smembrato in due nuovi feudi e affidati per i loro meriti a
due nobili cavalieri: Giovanni La Rocca e Giovanni Mauro dai quali
presero rispettivamente i nomi di Rocca e Maurojanni. Nel 1500,
violenti terremoti colpirono l'area peloritana devastando anche
Rocca: la chiesa e altri edifici religiosi e civili furono danneggiati.
Era
necessario ricostruire il casale, ma Gilberto Pollicino, il nobile
che aveva ereditato il feudo pensò invece di vendere i
suoi possedimenti ad una aristocratica famiglia aragonese: i Valdina.
Ed è proprio con i Valdina che il paese raggiunge il suo
massimo splendore: fu costruito un castello e intorno ad esso
si organizzò il tessuto urbano devastato dal terremoto.
Capostipite della nobile famiglia fu Andrea Valdina, ma la storia
ricorda soprattutto un suo discendente, Pietro Valdina che si
distinse per abilità e coraggio guadagnandosi numerosi
privilegi tra cui la trasformazione di Maurojanni in Valdina e
Rocca nell'odierna Roccavaldina. Nella
seconda metà del Settecento per la famiglia Valdina inizia
l'inevitabile declino. L'ultimo rampollo, Giovanni, nel 1776,
vendette persino il titolo di marchese. Si doveva aspettare il
passaggio di Giuseppe Garibaldi per risvegliare l'orgoglio roccese,
mortificato dall'oppressione borbonica. Furono ben 23 i roccesi
garibaldini che con onore contribuirono alla liberazione dell'isola.
Dopo l'unità d'Italia, il paese fu attrezzato di acquedotto
e rete fognaria e di un sistema di illuminazione a carburo.
Lo
sviluppo economico però, portò anche alla crescita
di piccole borgate che ben presto reclamarono una propria autonomia.
E così Torregrotta prima e Valdina dopo si staccarono da
Roccavaldina ottenendo il riconoscimento di comuni autonomi. Oggi
Roccavaldina è un piccolo e delizioso paese che coltiva
con grande impegno la sua naturale vocazione turistica, valorizzando
con una attenta attività promozionale il suo ricco patrimonio
di storia arte e tradizioni, senza trascurare una necessaria modernizzazione
del centro urbano e del suo territorio.
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