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L'antica farmacia di Roccavaldina è nota in tutto
il mondo per il suo ricco e straordinario corredo di vasi
farmaceutici. Si tratta di una collezione comprendente ben
238 pezzi di varia forma e dimensioni disposti su caratteristiche
scansie di legno, nell'insieme di grande effetto scenico.
Purtroppo nei vari passaggi e nel tempo una piccola parte
del corredo dei
vasi venne dispersa e qualche raro esemplare si rinviene
oggi presso diversi musei italiani ed esteri o presso raccolte
private. Possiamo ritenere che originariamente il corredo
potesse raggiungere oltre 350 unità. Come dispersi
sono stati identificati: un albarello ( inv. N°. 6222
) che trovasi presso il museo internazionale della ceramica
di Faenza e vi proviene dalla donazione Mereghi; due albarelli
risultanti oggi al Waddesdon Manor in Inghilterra; tre albarelli
presso il castello d’Anett; due albarelli appaiono
presso il museo di Cluny in Francia e sono già stati
pubblicati ( Giacomotti n°. 1086 – 1087 ); una
brocchetta che trovasi presso il museo Duca di Martina alla
Villa Floridiana di Napoli; un’anfora da mostra con
decorazioni plastiche sui manici e decoro misto a raffaellesca
e medaglioni con scena istoriata con rappresentazione dei
Galli che si sottomettono a Cesare dopo la sconfitta di
Ariovisto, oggi al museo internazionale della ceramica di
Faenza ( inv. N°. 16722 ); una grande anfora apota con
scena istoriata a tutto campo rappresentante l’episodio
biblico di Mosè che fa scaturire l’acqua dalla
roccia apparsa ultimamente sul mercato antiquario ( biennale
antiquariato di Firenze 1991 ); una grande anfora simile
a quella precedente in possesso di Antonello Governale esperto
ceramologo palermitano in cui è rappresentata la
raffigurazione mitologica dell’uccisione dei figli
di Niobe. L'istituzione della farmacia risale al 1628, anno
in cui il sacerdote roccese don Gregorio Bottaro donò
il prezioso corredo di vasi alla confraternita del Santissimo
Sacramento il cui simbolo, un quadro con ostensorio, è
ancora oggi visibile all'interno della farmacia.
Il
Bottaro aveva acquistato la collezione dal mercante Francesco
Benenato che, a sua volta, l'aveva ereditata dai discendenti
di Cesare Candia, un aromataio messine se per il quale originariamente
l'intero corredo era stato prodotto. La realizzazione dei
vasi, secondo quanto si legge ancora su alcuni di essi,
è da attribuire ad Antonio Patanazzi, insigne maestro
ceramista che operò nella bottega di famiglia, una
delle più importanti di Urbino, intorno al 1580.
Nel XVI secolo, le farmacie si avvalevano largamente della
ceramica per forgiare speciali vasi destinati a contenere
sciroppi, unguenti, oli, grassi e acque medicamentose. Molti
di questi corredi però, nel tempo, sono andati distrutti,
smembrati o dispersi e quindi, non più riuniti, hanno
perso una delle loro caratteristiche tipiche rappresentata
dall'effetto d'insieme.
Il
corredo di Roccavaldina invece conserva intatta questa peculiarità
tanto da farne ormai un esempio forse unico nel suo genere.
Da qui, il grande interesse rivestito dalla farmacia per
lo studio e la comprensione della storia della ceramica.
In Italia, certamente è l'unico corredo di vasi farmaceutici
che possa essere accostato alla più nota farmacia
della Santa Casa di Loreto realizzata per il palazzo Ducale
di Urbino dove è tuttora custodita. I due corredi
si integrano perfettamente poiché usciti ambedue
da officine urbinate: il primo da quella dei Fontana, il
secondo dal laboratorio dei Patanazzi.
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